Titolo: Il postino suona sempre due volte
Autore: James M.Cain
Pagine:122
Edizione del 1999 - Adelphi
Cosa dice la quarta di copertina:
Questa storia quasi intollerabilmente scarna di una passione devastante-che ha per teatro uno scalcinato distributore di benzina su una statale a pochi chilometri da San Francisco,per ostacolo un marito rozzo e brutale e per via di fuga nient'altro che la tenebra -ha stretto,e continua a stringere,con i suoi lettori lo stesso patto di sangue che lega i suoi protagonisti, portando spesso anche i primi (per girare "Ossessione" Luchino Visconti svendette i gioielli di famiglia) alla rovina.Il perché lo si capirà leggendoe fatalmente arrendendosi fin dal primo incontro,come Frank Chambers,a Cora,uno dei più temibili e vessatori fantasmi femminili che abbiano mai abitato le pagine di un romanzo: nelle parole dello stesso Cain,neppure una donna, ma "il desiderio fatto realtà".
MA 'STO POSTINO CHI È??
Lui,lei e l’altro.
Il triangolo no.Decisamente no.
Allora c’è solo una alternativa: lei,l’altro e il delitto (im)perfetto.
Facile a dirsi,giusto un po’meno a farsi.
Perché per il delitto non (im)perfetto servono astuzia,furbizia,spirito d’osservazione e intelligenza.
E sia lei che l’altro non è che sian messi benissimo sotto tali profili.
Ma a volte dove la natura indugia,la fortuna compensa.
Certo… poi c’è sempre la vita che torna a chiederti il conto.
Pubblicato nel lontano 1934 Il postino suona sempre due volte stupisce per il suo linguaggio moderno,rapidissimo,di certo avvincente.
M.Cain non perde tempo:nessuna descrizione di luoghi e ambienti,nessuna descrizione dei protagonisti,(fatta eccezione a rari accenni alla bellezza di lei,del resto senza bellezza non si cantano messe,né tanto meno si compiono delitti),nessun pregresso nelle storie dei personaggi,che tra l’altro si contano sulle dita di una mano.
Bastano i dialoghi a caratterizzare tutto.
Dialoghi che serrano il ritmo e consentono al lettore di entrare con immediatezza dove M.Cain ci vuole portare:dentro la mente degli esseri umani.
Pur essendo questo solo il secondo romanzo che leggo dell’autore (il primo è stato Mildred Pierce) la stessa sensazione mi si ripresenta: questi soggetti narrati non sono affatto delle belle persone.
Deboli,a tratti ridicoli,pretenziosi,con una autostima ben più elevata rispetto al loro reale valore,nascosti dietro passioni che funzionano solo nelle parole,ma che nei fatti miseramente falliscono.
Un po’misantropo questo autore?Legittima domanda,di certo troppo tardi per porgergliela.
Ma la sensazione,che infastidisce e fa venire voglia di essere ignorata,è che si sia semplicemente fermato a raccontarci la verità.
Scava dentro ognuno di noi e ci trovi un potenziale omicida.(Im)perfetto.
P.s.:Offro lauta ricompensa a chiunque mi spieghi perché diamine questo libro si intitola cosi!!
Il triangolo no.Decisamente no.
Allora c’è solo una alternativa: lei,l’altro e il delitto (im)perfetto.
Facile a dirsi,giusto un po’meno a farsi.
Perché per il delitto non (im)perfetto servono astuzia,furbizia,spirito d’osservazione e intelligenza.
E sia lei che l’altro non è che sian messi benissimo sotto tali profili.
Ma a volte dove la natura indugia,la fortuna compensa.
Certo… poi c’è sempre la vita che torna a chiederti il conto.
Pubblicato nel lontano 1934 Il postino suona sempre due volte stupisce per il suo linguaggio moderno,rapidissimo,di certo avvincente.
M.Cain non perde tempo:nessuna descrizione di luoghi e ambienti,nessuna descrizione dei protagonisti,(fatta eccezione a rari accenni alla bellezza di lei,del resto senza bellezza non si cantano messe,né tanto meno si compiono delitti),nessun pregresso nelle storie dei personaggi,che tra l’altro si contano sulle dita di una mano.
Bastano i dialoghi a caratterizzare tutto.
Dialoghi che serrano il ritmo e consentono al lettore di entrare con immediatezza dove M.Cain ci vuole portare:dentro la mente degli esseri umani.
Pur essendo questo solo il secondo romanzo che leggo dell’autore (il primo è stato Mildred Pierce) la stessa sensazione mi si ripresenta: questi soggetti narrati non sono affatto delle belle persone.
Deboli,a tratti ridicoli,pretenziosi,con una autostima ben più elevata rispetto al loro reale valore,nascosti dietro passioni che funzionano solo nelle parole,ma che nei fatti miseramente falliscono.
Un po’misantropo questo autore?Legittima domanda,di certo troppo tardi per porgergliela.
Ma la sensazione,che infastidisce e fa venire voglia di essere ignorata,è che si sia semplicemente fermato a raccontarci la verità.
Scava dentro ognuno di noi e ci trovi un potenziale omicida.(Im)perfetto.
P.s.:Offro lauta ricompensa a chiunque mi spieghi perché diamine questo libro si intitola cosi!!

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