Titolo: L'amica geniale
Autrice: Elena Ferrante
Pagine: 400
Edito da e/o
Descrizione:
Il romanzo comincia seguendo le due protagoniste bambine,e poi adolescenti, tra le quinte di un rione miserabile della periferia napoletana,tra una folla di personaggi minori accompagnati lungo il loro percorso con attenta assiduità. L'autrice scava nella natura complessa dell'amicizia tra due bambine,tra due ragazzine,tra due donne,seguendo la loro crescita individuale,il modo di influenzarsi reciprocamente,i buoni e i cattivi sentimenti che nutrono nei decenni un rapporto vero,robusto.Narra poi gli effetti dei cambiamenti che investono il rione,Napoli,l'Italia,in più di un cinquantennio,trasformando le amiche e il loro legame.E tutto ciò precipita nella pagina con l'andamento delle grandi narrazioni popolari,dense e insieme veloci,profonde e lievi, rovesciando di continuo situazioni,svelando fondi segreti dei personaggi, sommando evento a evento senza tregua,ma con la profondità e la potenza di voce a cui l'autrice ci ha abituati.Si tratta di quel genere di libro che non finisce.O,per dire meglio,l'autrice porta compiutamente a termine in questo primo romanzo la narrazione dell'infanzia e dell'adolescenza di Lila e di Elena,ma ci lascia sulla soglia di nuovi grandi mutamenti che stanno per sconvolgere le loro vite e il loro intensissimo rapporto.
Decido,quasi mi impongo,di leggere Elena Ferrante.
Se ne parla ovunque,tutti la celebrano,molti fanno ipotesi
su chi si celi dietro questo pseudonimo,ne scrive addirittura il New Yorker e
mi convinco che la mia dignità di lettrice è imbarazzantemente compromessa dal
non avere in libreria un suo titolo.
Ma acquisto scettica il primo volume de L’amica geniale:spesso,troppo
spesso, mi sono sentita ingannata dai grandi successi.
Questione di aspettative o forse di mio eccessivo criticismo,onestamente non saprei, ma i libri ipercelebrati
li osservo sempre con animo sospetto.
Ed è cosi che comincio il mio viaggio verso questa autrice,in
fondo ho già deciso di odiarla un po’.
Le primissime pagine mi portano l’elenco dei
personaggi:tanti,troppi.
Do una occhiata superficiale,mi dico che non saranno tutti
cosi importanti.
Compio il mio primo errore con Elena Ferrante.
Mi incammino nella storia e con arroganza estrema mi dico
che non mi piace.
C’è troppo “racconto”qui dentro,troppe descrizioni,troppe
sensazioni,troppe riflessioni.
Nessun risparmio sulle parole,la narrazione è minuziosa.
Non
amo questo genere.
Anche qui come per i personaggi mi ripeto che è
tanto,troppo.
Compio il mio secondo errore con Elena Ferrante.
Procedo un po’annoiata:le due bambine,le famiglie,la
scuola,il degrado sociale.
Poi c’è questa mia Napoli che mi puzza di stereotipo.
Mi viene in mente Erri De Luca,ma non ho tempo per i
paragoni,inizio ad arrancare tra i personaggi:“Ma ora chi è Antonio?E Pasquale?Ma chi è tutta ‘sta gente?”.
Sale l’irritazione.
Non sto leggendo,sto combattendo.
Compio il mio terzo errore con Elena Ferrante.
E poi succede.
Succede che leggo di Lenù e di Lila che sono
sedute sulla panchina,in mezzo a questo rione che è tutto e niente,con i loro
abitini da quattro soldi,con questa tensione emotiva inadatta a due bambine,con
questo linguaggio e queste riflessioni che non mi tornano,poco realistici,poco
coerenti con tutta quella bruttura che le circonda,eppur succede.
Io le vedo.
Come un flash che mi viene sparato negli occhi l’immagine è
nitida,la fotografia perfetta e involontaria:sto guardando una scena del libro.
E improvvisamente mi rendo conto di quanto sia potente la scrittura
della Ferrante.
Talmente potente da vivere di vita propria,talmente potente da
entrarti dentro agli occhi,talmente potente che se anche avevi deciso che non
ti sarebbe piaciuta finisce per prenderti e portarti dove vuole.
Allora vado avanti e non importa più se questa Napoli non la
riconosco,se due bambine discutono sulla retoricità dello Spirito Santo messo
li’solo perché tre fa più effetto di due,se continuo a perdermi tra tutti quei
nomi di scarpari,pasticcieri,salumieri.
Non ha nessuna importanza adesso.Non più.
Elena Ferrante mi ha sequestrata con la sua scrittura che
odora di pittura:vivida,evocativa,abbagliante.
Nemmeno mi accorgo di essere giunta al termine e allora mi
incazzo.
Perché ne voglio ancora,devo sapere,capire,continuare a guardare.
Mi
addormento e mi risveglio di notte e sento tutti ancora nella mia testa e mi
chiedo se Lila gliela vuole davvero lanciare addosso quella bottiglia di vino
al neosposo.
E farebbe bene a farlo perché Stefano a me mica mi ha mai
convinta!
Mi alzo,volo in libreria,acquisto il secondo volume.
Poi mi fermo e penso che ci sono scrittori che non si
lasciano odiare,una di loro si chiama Elena Ferrante.

Nessun commento:
Posta un commento