Titolo: Le colpe dei padri
Autore: Alessandro Perissinotto
Pagine: 316
Edito da Piemme nel 2013
“Questa storia inizia con un
pugno in faccia e finisce con un colpo di pistola, o viceversa, a seconda
dell’ordine che vogliamo dare alle cose, perché l’ordine è solo una convenzione
e il tempo, che sembra allineare gli eventi lungo sequenze immutabili, talvolta
si ritorce su se stesso come legno di vite. In ogni caso c’è un pugno, ben
assestato, ma alla persona sbagliata. E c’è un colpo di pistola, sparato verso
la persona giusta, ammesso che esista qualcuno che davvero si merita un
proiettile.”
Si apre cosi il romanzo di
Alessandro Perissinotto, secondo classificato al Premio Strega 2013.
Un incipit che fa due promesse:scopriremo
chi impugna quella pistola,contro chi e perché;avremo a che fare con una scrittura che mentre racconta riflette,si
interroga (e ci interrogherà).
Se due sono le promesse,due sono
anche i protagonisti,assolutamente complementari.
Guido Marchisio,figlio della
borghesia e ingegnere di successo presso una prestigiosa multinazionale
automobilistica.
Procede come un caterpillar verso la sua continua ascesa professionale.
Privo
di scrupoli distrugge ciò che non gli è utile,moglie compresa, che viene scontatamente
sostituita con un “modello” più giovane:Carlotta,ventitreenne,perfetta da
esibire alle cene di lavoro.
Colpisce,quasi infastidisce il
rapporto tra l’ingegnere e il potere.
Si potrebbe senza indugio definirlo
sessuale.
Lui ne gode.Letteralmente.
Poi c’è Torino.
La Torino della
Fiat e delle fabbriche,degli anni di piombo e del terrorismo,dell’eterna lotta
sociale tra dirigenza e operai.
Una Torino raccontata in due tempi:gli anni ’70 e
il presente.
Bravissimo l’autore nel
sottolineare come i due periodi siano simili,oserei identici:la cassa
integrazione,i licenziamenti,il dramma attualissimo dei suicidi in una società
dove se perdi lo stipendio perdi la vita.
E credo che su questa questione
morale si regga in definitiva l’intero racconto: dove inizia il potere e
finisce l’uomo?
Chi riesce a portare sulle sue
spalle la colpa di un suicidio?
Può farcela un manager senza
scrupoli come Guido?
In prima istanza si
risponderebbe di si.
Ma accade qualcosa.
Guido in un
bar,in cui capita casualmente, incontra un uomo che lo scambia per tale
Ernesto.
Si dice che sia un attimo a
cambiarti la vita,io credo che te la cambi se glielo permetti.
Tutti noi in simili occasioni
prendiamo semplicemente atto che qualcuno ci assomiglia,tutti tranne Guido.
La sua diventa una
ossessione,una nevrosi.
Vuole,deve sapere chi è Ernesto.
E sarà la ricerca del sosia,di un
secondo se stesso a creare paradossalmente la costruzione di un Guido
completamente diverso.
Il tema del doppio,spesso caro
alla letteratura,mi è parso qui,nonostante la sua centralità,un escamotage per
dare forza al totale cambiamento di rotta di un uomo.
Forse era troppo facile e
scontato narrare di un cattivo che diventa buono,ne abbiamo visti e letti a
migliaia,ma in questo modo Perissinotto mantiene alta l’attenzione.
Del resto la
bravura non è in cosa si racconta,ma in come,e il come di questo autore è
senza dubbio di altissimo livello:la sua penna è incisiva,forte,va fino in fondo.
Tratta con
intelligenza temi che spaziano dal dramma economico al tradimento,dai limiti
etici del potere alle nevrosi familiari,dal terrorismo agli oggetti feticcio
del potere,dalle aspettative dei nostri padri (“Questa la colpa più grande di
ogni padre, quella di costringere i figli a rendergli conto delle loro azioni.”)
a ciò che invece desideravamo essere.
Ma,in sintesi e in definitiva,narra di una
vita.
Che è quella di un ingegnere torinese, ma che si riflette in fondo nelle
nostre.
E se ci raccontano una storia
che ci somiglia e ci appartiene perché mai non leggerla?
Buona lettura.

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