sabato 1 febbraio 2014

Colpe dei padri,colpe dei figli










TitoloLe colpe dei padri

Autore: Alessandro Perissinotto

Pagine: 316

Edito da Piemme nel 2013








“Questa storia inizia con un pugno in faccia e finisce con un colpo di pistola, o viceversa, a seconda dell’ordine che vogliamo dare alle cose, perché l’ordine è solo una convenzione e il tempo, che sembra allineare gli eventi lungo sequenze immutabili, talvolta si ritorce su se stesso come legno di vite. In ogni caso c’è un pugno, ben assestato, ma alla persona sbagliata. E c’è un colpo di pistola, sparato verso la persona giusta, ammesso che esista qualcuno che davvero si merita un proiettile.”



Si apre cosi il romanzo di Alessandro Perissinotto, secondo classificato al Premio Strega 2013.
Un incipit che fa due promesse:scopriremo chi impugna quella pistola,contro chi e perché;avremo a che fare con  una scrittura che mentre racconta riflette,si interroga (e ci interrogherà).


Se due sono le promesse,due sono anche i protagonisti,assolutamente complementari.
Guido Marchisio,figlio della borghesia e ingegnere di successo presso una prestigiosa multinazionale automobilistica.
Procede come un caterpillar verso la sua continua ascesa professionale.
Privo di scrupoli distrugge ciò che non gli è utile,moglie compresa, che viene scontatamente sostituita con un “modello” più giovane:Carlotta,ventitreenne,perfetta da esibire alle cene di lavoro.
Colpisce,quasi infastidisce il rapporto tra l’ingegnere e il potere.
Si potrebbe senza indugio definirlo sessuale.
Lui ne gode.Letteralmente.

Poi c’è Torino.
La Torino della Fiat e delle fabbriche,degli anni di piombo e del terrorismo,dell’eterna lotta sociale tra dirigenza e operai.
Una Torino raccontata in due tempi:gli anni ’70 e il presente.
Bravissimo l’autore nel sottolineare come i due periodi siano simili,oserei identici:la cassa integrazione,i licenziamenti,il dramma attualissimo dei suicidi in una società dove se perdi lo stipendio perdi la vita.

E credo che su questa questione morale si regga in definitiva l’intero racconto: dove inizia il potere e finisce l’uomo?
Chi riesce a portare sulle sue spalle la colpa di un suicidio?
Può farcela un manager senza scrupoli come Guido?

In prima istanza si risponderebbe di si.
Ma accade qualcosa.
Guido in un bar,in cui capita casualmente, incontra un uomo che lo scambia per tale Ernesto.
Si dice che sia un attimo a cambiarti la vita,io credo che te la cambi se glielo permetti.
Tutti noi in simili occasioni prendiamo semplicemente atto che qualcuno ci assomiglia,tutti tranne Guido.
La sua diventa una ossessione,una nevrosi.
Vuole,deve sapere chi è Ernesto.

E sarà la ricerca del sosia,di un secondo se stesso a creare paradossalmente la costruzione di un Guido completamente diverso.
Il tema del doppio,spesso caro alla letteratura,mi è parso qui,nonostante la sua centralità,un escamotage per dare forza al totale cambiamento di rotta di un uomo.
Forse era troppo facile e scontato narrare di un cattivo che diventa buono,ne abbiamo visti e letti a migliaia,ma in questo modo Perissinotto mantiene alta l’attenzione.

Del resto la bravura non è in cosa si racconta,ma in come,e il come di questo autore è senza dubbio di altissimo livello:la sua penna  è incisiva,forte,va fino in fondo.
Tratta con intelligenza temi che spaziano dal dramma economico al tradimento,dai limiti etici del potere alle nevrosi familiari,dal terrorismo agli oggetti feticcio del potere,dalle aspettative dei nostri padri (“Questa la colpa più grande di ogni padre, quella di costringere i figli a rendergli conto delle loro azioni.”) a ciò che invece desideravamo essere.
Ma,in sintesi e in definitiva,narra di una vita.
Che è quella di un ingegnere torinese, ma che si riflette in fondo nelle nostre.


E se ci raccontano una storia che ci somiglia e ci appartiene perché mai non leggerla?

Buona lettura.

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