martedì 4 febbraio 2014

I LIBRI NON SI BRUCIANO




"La casa editrice Rizzoli ha comprato questa pagina sul Corriere della Sera di oggi,probabilmente in relazione alle foto circolate sui social network che mostrano un libro di Corrado Augias bruciato in un caminetto. Augias aveva fatto alcune critiche al Movimento 5 Stelle intervistato alle Invasioni Barbariche, su La7. Rizzoli fa parte dello stesso gruppo editoriale del Corriere, RCS."(Fonte Il Post)


Lodevole l'iniziativa di questa importante casa editrice.
Ma non può non lasciare l'amaro in bocca.
Lascia un senso di sconfitta,di demoralizzazione,di decadenza.
Come diamine è possibile che ci sia ancora necessità di ricordarlo?
Come diamine è possibile che qualcuno bruci un testo di Augias?
Cosi si dimostra il plausibilissimo disaccordo di opinione?
Tu dici qualcosa che non mi piace e io brucio il tuo lavoro?
A me,napoletana,tutto questo fa venire in mente atteggiamenti camorristici.
E allora sono con Rizzoli e con tutte le case editrici e i lettori e i non lettori.

I LIBRI NON SI BRUCIANO.



E dato che in questo blog ho scelto di parlare proprio di libri,non posso che suggerirvi la lettura di  Libri da ardere di Amélie Nothomb.
Storia di una guerra in cui per sopravvivere sei costretto a bruciare i libri per scaldarti.E anche se ne va della tua vita la scelta è incredibilmente ardua.





Cosa sei disposto a fare per non patire il freddo?
Fuori la guerra imperversa. 
Uscire per strada equivale a suicidarsi.
Il gelo ti attanaglia.
Con cosa ti difendi?
Hai poche scelte.Anzi ne hai due.Riscaldarti con il corpo di qualcuno o ardere l’unico combustibile che ti resta:la carta,i libri.
Sono il professore di letteratura,il suo assistente Daniel e la sua fidanzata Marina a dover compiere questa scelta.
Il professore è cinico,ha un’ ironia sprezzante,propone ai suoi studenti opere che detesta e denigra opere che in fondo ama.
Daniel cambia fidanzata ogni anno.Ad agosto le lascia.Puntualmente.
Marina è magra,piccola,sfrontata.E’ la più aggressiva.
Benvenuto gentil sesso.
Ora aggiungete che siamo dentro l’università,mica altrove?I testi si studiano,si scandagliano,si giudicano davvero e questo rende molto meno superficiale la decisione.
La domanda,posta in maniera diversa è delle più classiche e vecchie:qual è l’unico libro che porteresti su un’isola deserta?
Dietro questo interrogativo che fa da scudo alle discussioni si celano profonde dinamiche umane,verità che dinanzi alla guerra non ha più senso lasciar segrete,bisogni primordiali,primari.

“DANIEL: Questa no, eh! È diventato il suo chiodo fisso. Qualsiasi cosa uno dica lei ribatte: «C’è la guerra». Uno la accusa di bruciare dei capolavori e lei risponde: «C’è la guerra». Uno la accusa di portare alle stelle dei romanzi spazzatura e lei risponde: «C’è la guerra». Uno la accusa di sedurre la ragazza del suo assistente e lei risponde: «C’è la guerra».
IL PROFESSORE: Il fatto è che c’è la guerra!
DANIEL: E perché questo la dovrebbe scusare?
IL PROFESSORE: Le leggi non sono più le stesse quando c’è la guerra, nel caso lei non se ne sia accorto."

Il testo essendo scritto come opera teatrale è rapidissimo.Tutto discussioni,tutto scambi,quasi nessuna descrizione se non inerenti al movimento fisico dei tre protagonisti.
Come sempre,strepitosa Amèlie.









































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