Titolo: Tra Orgoglio e Pregiudizio
Autrice: Maria Mazzariello
Pagine: 271
Descrizione:
Elizabeth Bennet ha 17 anni, ha sempre vissuto a Longbourn, piccolo paesino dello Hertfordshire, e sogna di viaggiare per il mondo; William Darcy è l’erede di una delle famiglie aristocratiche più ricche del regno. Due ragazzi diametralmente opposti ma destinati a incontrarsi e scontrarsi quando Charles Bingley, il miglior amico di William, si trasferisce per l’estate a Netherfield Park – lussuosa tenuta non troppo lontana dalla casa dei Bennet – portandolo con sé. Ed è subito antipatia. Alimentata dalla presunzione e dall’arroganza di lui e dal forte pregiudizio di lei, verso un ragazzo troppo ricco e troppo pieno di sé. Tra incomprensioni e gelosie, tra odio e risentimento, una delle storie d’amore più famose degli ultimi secoli riscritta per i più giovani e riadattata ai giorni nostri.
Negli anni tutti noi lettori affiniamo le tecniche di
acquisto,imparando a districarci nella giungla libresca come veri Tarzan (o
Jane) letterari.
Voliamo in sella a
delle liane immaginarie da uno scaffale all’altro senza farci incantare da
copertine luccicanti,fascette che proclamano il milionesimo caso editoriale
dell’anno,trame che sembrano succulente come arrosti salvo poi rivelarsi
corpose come un brodino fatto con il dado.
Ma c’è un caso specifico in cui io mi trasformo in una vera
dilettante dell’acquisto:quando c’è di mezzo Jane Austen.
Che sia In viaggio con Jane Austen,Un tè con Jane Austen o
persino In bagno con Jane Austen,io non resisto.
Come avrei dunque potuto
mantenermi di fronte al titolo Tra orgoglio e pregiudizio?
No,non avrei potuto.
Ma le prime pagine sono state sufficienti a farmi comprendere l’errore commesso.
Il romanzo si presenta come una riscrittura in chiave
moderna della più famosa opera della
Austen.
Ritroviamo tutti i
personaggi e tutti i fatti:l’amore tra
Elizabeth e Darcy,quello tra Jane e Charles Bingley,le manipolazioni di
Caroline,sorella di quest’ultimo,le nevrosi della signora Bennett,l’apatia del signor
Bennett,la fuga di Lydia con Wickham.
Insomma c’è davvero
tutto.
Praticamente si tratta di una copia.
Il problema è che è una brutta copia.
Lo stile è ovviamente imparagonabile:scialbo,banale,piatto.
Ma il vero problema è che il tutto risulta poco credibile.
Nel suo tentativo di
imitazione l'autrice mette in bocca ai personaggi termini arcaici,desueti che una persona degli anni Duemila non solo
non utilizzerebbe mai,ma in molti casi nemmeno conosce.
Poi ogni tanto butta in mezzo un sms al posto di una
lettera,un jeans al posto di un vestito di merletto e il gioco è fatto.
Ma è fatto male.
I romanzi della Austen sono profondamente legati al contesto
sociale ed oggi quello che lei raccontava non può stare in piedi:le donne sono libere di esprimersi,le convenzioni sociali
sono quasi un dinosauro del passato,la divisione tra classi non è più ostacolo ad una unione.
E’pura follia riportare tutto questo al presente.
Ne viene fuori un vero polpettone in cui gli ingredienti non
si amalgamano,non legano.
Ma la colpa è mia.
Lo so.
La prossima volta che leggo un titolo che fa riferimento
alla Austen devo aggrapparmi alla liana e fuggire.
Rigorosamente sconsigliato.
Meglio leggere le istruzioni di Ikea.
Anche in svedese.

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