martedì 31 dicembre 2013

Bilanci di fine anno di una lettrice qualunque.

Giuro che a Capodanno non faccio il trenino.
Non mi vesto di rosso.
E nemmeno di nero.
(Anzi a dire il vero quest’anno non mi vesto proprio.
No,che avete capito?Non vado nuda al veglione.Non ci vado proprio!Ecco.)
Insomma immagino si sarà intuito che non sono una appassionata dell’ultimo giorno dell’anno.
Però il classico giochino del best of 2013 lo voglio fare anche io.
E quindi,mi spiace per voi ma dovete sorbirvi anche la mia lista dei libri preferiti letti quest’anno!
R u ready??????????
Andiamo!
-         Mi sono innamorata di Philippe Besson e del suo E le altre sere verrai.
-         Ho sgranato gli occhi e compreso quanto profondo possa essere il senso di colpa con Un uso qualunque di te di Sara Rattaro.
-         Ho assistito alla più bella partita di tennis che sia mai stata giocata:Agassi – La vita. Open resta senza dubbio grandioso.
-         Ho fatto uno splendido viaggio alle Maldive grazie a Goccia di Luca Bettinelli. Autore emergente che riesce a far danzare le parole.
-         E poi Jane Eyre.La mia amatissima Jane.In questo caso si è trattato di una rilettura (la ventisettesima più o meno!).Ma incanta.Rapisce.Sempre e comunque.
-         Ho amato mia madre.Grazie a due autori completamente diversi tra loro:Massimo Gramellini con il suo Fai bei sogni e Erri De Luca con Non ora,non qui. Splendidi tributi a madri perse e infinitamente amate.
-          Poi c’è chi mi ha fatto girare il mondo.E’ stato Donato Carrisi con  La donna dei fiori di carta.Se come scrittore di thriller è bravo come raccontastorie diventa eccelso. Di certo una delle scoperte più interessanti.
-         Qualcuno mi ha spezzato il cuore invece:Simona Sparaco, Nessuno sa di noi.Ho sofferto per quell’aborto terapeutico e per quella pancia dolorosamente vuota.
-         Ho visto ritratti fatti solo di parole.Me li ha donati Alessandro Baricco. Lo odio ma di fronte a MrGwyn c’è davvero da inchinarsi.
-         Infine un classico:Il postino suona sempre due volte.Storia di amanti e amori in cui non c’è traccia di posta e postini.

Ce ne sarebbero altri,molti altri.E poi ci sarebbe da parlare di quelli brutti,molto brutti!
Ma sono generosa e non me la sento di tediarvi troppo!

Buon letture nel 2014 a tutti!

giovedì 26 dicembre 2013

Igiene dell'assassino












TitoloIgiene dell'assassino

Autrice: Amélie Nothomb

Pagine: 155

Edizione Voland del 2008

Consigliato:imperdibile.
Ma solo se amate la Nothomb.



Descrizione:

Al premio Nobel per la letteratura Prétextat Tach restano solo due mesi di vita. La stampa di tutto il mondo gli implora un'ultima intervista ma lo scrittore, feroce misantropo, si è chiuso da anni in un silenzio segreto. Solo cinque giornalisti riusciranno a incontrarlo. Dei primi quattro, il geniale romanziere si prenderà sadicamente gioco e con una dialettica in cui si mescolano logica e malafede riuscirà ad annientarli sia sul piano personale sia su quello professionale. Il quinto invece, una donna, riuscirà a tenergli testa e avere la meglio su di lui: l'intervista diventerà interrogatorio e poi duello senza respiro. Ne verrà fuori, poco a poco, un ritratto di Prétextat Tach del tutto inedito.






PURA IRONIA

Nothomb,Nothomb,Nothomb.
Autrice controversa:la ami-la detesti.Nessun'altra alternativa.
Provo umilmente a spiegarvi la mia visione:la sua scrittura non somiglia a una passeggiata romantica in riva al mare,né a un viaggio in fantasiosi universi,ma nemmeno a una impervia scalata sul monte “Letteratura”.No.
Lei è una giornata in cui sei in ritardo,corri a lavoro inciampando sui tacchi,un passante ti urta con una spallata,la chiave non entra nella serratura dell’ufficio e in te si profila il presagio di una pessima giornata ma...aspetta a giudicare.
Perchè è proprio in quella stessa giornata quando magari ti sarai anche macchiata la camicia bianca con il caffè,che tu scoppierai a ridere:l’ironia ti salverà.
Ecco questa è la Nothomb per me.
Si è vero è cinica,cruda,reale,lucida,ma prima di tutto questo lei è beffarda:devi giocarci,devi lasciarti sfidare,devi immergerti nel mare del sarcasmo e nuotare a largo.
In Igiene dell’assassino l’ho incontrata spietata come ancora non mi era accaduto.
Prètextat Tach è un misogino premio Nobel:obeso,bastardo,geniale,dotato di una forma morale inaccettabile ai più.Decide di concedere una intervista e fa fuggire piangente ogni giornalista che gli si para dinanzi.
Ha una intelligenza argutissima e una fine dialettica che gli garantiscono facil vittoria.Ma il degno avversario arriva sempre:in questo caso è (ahilui) una donna.
Si apre il duello:scambi rapidissimi,cattivi,a mio avviso imperdibili.
Ridi insieme a loro,ti becchi un ceffone crudele in viso,ti sorprendi dell’uso disinvolto che fanno dei vocaboli.
Poi ti incammini verso il finale e ti blocchi.Letteralmente.
“No,no,nemmeno la spudorata Amèlie ha il coraggio di inventarsi una chiusura di questo tipo!Mi sta prendendo in giro,vuole solo lasciarmelo credere!”
E invece no.Lei ne ha di coraggio:da vendere.
Chiudi il libro allibita,poi sorridi complice e ti scopri divertita.
La Nothomb colpisce ancora:ahia!

lunedì 23 dicembre 2013

Il mio cuore cattivo









TitoloIl mio cuore cattivo (Grandi Romanzi Corbaccio)

Autore: Wulf Dorn

Pagine: 347

Pubblicato nel 2013 da Corbaccio

Consigliato: Si.





Descrizione:

Doro spera che il trasloco porti con sé un nuovo inizio. E soprattutto la fine delle allucinazioni che la tormentano da quando è morto suo fratello. Quando non è più riuscita a distinguere la realtà dalla sua immaginazione. Ma nella nuova casa in cui ora vive con la madre sente di nuovo le voci che credeva di avere sconfitto. Finché una notte vede un ragazzo in giardino: spaventato, disperato, in fuga da una presenza demoniaca. Il ragazzo le chiede aiuto, ma poi scompare senza lasciare traccia. E qualche giorno dopo Doro ne scopre l’identità e, soprattutto, scopre che si è suicidato prima del loro incontro. Doro rifiuta di credere di essersi inventata tutto, ma la sua indagine la farà precipitare in un incubo…




Doro,Doro,Doro,Dorotea.
Sedici anni e tante voci nella testa.

Doro,Doro,Doro,Dorotea.
Sedici anni e la pazzia.

Doro,Doro,Doro,Dorotea.
Sedici anni e un demonio.

“Doro,Doro,Dorotea.Cosa hai fatto Dorotea?”
Sedici anni e un cuore cattivo.

Bentornato Wulf Dorn.


Dopo Follia profonda (e precedentemente Il superstite e La psichiatra) colui che si è oramai affermato come l’autore thriller da-non-perdere ci regala un nuovo racconto colmo di voci sussurrate,di allucinazioni,di paure e fobie.(Mai sentito parlare di telefonofobia?Ecco,appunto.Nemmeno io.)

Chirurgica la sua penna.
Come un bisturi affilato e preciso che si concede il vezzo di incidere lentamente.
Senza alcuna fretta affonda la lama nella carne.
Il taglio è netto,pulito,senza fuoriuscita di sangue.
E tu lettore segui quella mano muoversi e quando sei certo che si stia dirigendo in un punto specifico,cambia direzione.
E ti ritrovi là,dove dovresti essere quando hai un buon thriller in mano:esattamente là.Dove mai avresti pensato di arrivare.
Il colpo di scena è unico,improvviso,correttamente inaspettato.
Niente patemi,niente miriadi di indizi che ti portano fuori strada.
Un solo sospetto si insinua nella tua mente,finchè non sei costretto ad inchinarti:Dorn è un investigatore molto migliore di te.

Voleva farti credere di star operando un cervello e,invece,ti ritrovi tra le mani un cuore cattivo.
Come ce ne sono tanti,troppi.
Perché è un attimo.Una vena che pulsa di rabbia.L’ira che si trasforma in follia.
Un istante solo serve a trasformare un cuore buono in uno cattivo.


Doro,Doro,Dorotea.Di che colore è il tuo cuore Dorotea?

domenica 22 dicembre 2013

Open,la mia storia





















TitoloOPEN, la mia storia

Autore: Andre Agassi

Pagine: 502 (Ma ne vorresti altre 2000)

Pubblicato nel 2011 da Einaudi

Consigliato:Mille volte si.




Descrizione:

Costretto ad allenarsi sin da quando aveva quattro anni da un padre dispotico ma determinato a farne un campione a qualunque costo, Andre Agassi cresce con un sentimento fortissimo: l'odio smisurato per il tennis. Contemporaneamente però prende piede in lui anche la consapevolezza di possedere un talento eccezionale. Ed è proprio in bilico tra una pulsione verso l'autodistruzione e la ricerca della perfezione che si svolgerà la sua incredibile carriera sportiva. Con i capelli ossigenati, l'orecchino e una tenuta più da musicista punk che da tennista, Agassi ha sconvolto l'austero mondo del tennis, raggiungendo una serie di successi mai vista prima.




Agassi ha il tennis nel sangue.
Agassi ha il tennis nel cervello.
Agassi ha il tennis nel corpo.
Agassi ha il tennis nella scrittura.
Leggere questo libro è esattamente come vederlo giocare.
La testa si muove a destra e sinistra,seguendo la palla,seguendo la riga,seguendo le parole.

Lui suda e tu inizia a sentire caldo;
lui scruta cattivo gli occhi dell’avversario e tu gli rivolgi lo sguardo più gelido che possiedi;
lui colpisce con un rovescio potentissimo e tu senti la tensione nelle braccia;
lui ascolta gli incitamenti della folla e tu ti carichi di forza;
lui perde e tu ti incazzi;
lui grida bastardo al giudice e tu lanci improperi infiniti;
lui è sfinito al quinto set e tu ti senti devastato.

Lui si inginocchia piangente sui campi di Wimbledon dopo la vittoria e a te si appanna lo sguardo per le lacrime.

Faccio solo una piccola precisazione:amo il tennis.Ma anche chi non ha mai preso una racchetta in mano o seguito una partita,chi non si è mai sporcato le scarpe con quella meravigliosa terra rossa,chi non ha mai messo tutta la sua energia in un rovescio(rigorosamente a doppie mani!) può trovare in queste pagine una storia straordinaria.

Non è un libro sul tennis,è il libro di un meraviglioso uomo che ha giocato a tennis.
Emozionante.Leggetelo.

Game,set and match Agassi.Ha vinto ancora lui.


sabato 21 dicembre 2013

Più forte di me di Rossana Campo












Titolo:Più forte di me

Autrice: Rossana Campo

Pagine: 276

Pubblicato nel 2009 da Feltrinelli

Consigliato:quando le cose girano per il verso sbagliato



Descrizione:

Sposata con un medico, lei passa lunghe giornate un po' in giro per Parigi e un po' appollaiata al bar di Nic. A volte ha lunghe conversazioni con Fred, il suo migliore amico nonché vicino di casa gay. Improvvisamente il marito le annuncia che vuole andarsene a vivere con un'altra donna. È finita. Per l'equilibrio già estremamente precario della protagonista è una gran botta. E beve. Tutto quello che lei tentava di tenere assieme crolla di colpo e il girotondo un po' allegro e un po' sinistro delle sue giornate, il suo balletto personale con l'autodistruzione prende un'accelerata. E beve. Tocca il fondo. Crolla. Nella clinica dell'Olivier dove l'amico Fred l'ha fatta ricoverare, tenta di guardare la vita da un'altra prospettiva. Pian piano nascono legami veri e profondi con la banda di matti disperati e ubriaconi che come lei sono lì a ripulirsi. Le quattro settimane previste per la cura sono quasi alla fine quando arriva "Igor il terribile", uno sbandato appena uscito di galera, ex tossico e naturalmente alcolista. lnfrangendo una delle regole base, nasce un amore fatto di sesso e disperazione. E questo complica terribilmente le cose.




VITE DISASTRATE

Premessa:
se nella vita non siete mai stati nel letame fino al collo non leggete la Campo.
Se siete sereni ed equilibrati non leggete la Campo.
Se la vita vi sorride e scorazzate felici nei prati come Heidi non leggete la Campo.
Se odiate gli autori scurrili non leggete la Campo.
Se avete la fissa della regola grammaticale non leggete la Campo.
Se in certi giorni le nevrosi non vi si attorcigliano fino ai capelli non leggete la Campo.
Insomma, la faccio breve:se siete sempre stati mentalmente sani ,del genere che uno psicoterapeuta con voi non saprebbe cosa farci, non leggete la Campo.

Questa donna è una folle e io adoro le donne folli.
(Tra l’altro,non so se vi risulta,ma io ho notato che sono molto più spesso le scrittrici ad essere completamente pazze.Forse è disinibizione,forse passione,forse è solo che siamo più contorte.Fatto sta…)
Questo romanzo è brutale.
In primo luogo per i temi trattati:l'alcolismo e le sue varie derivate.
In secondo luogo proprio per i toni,per lo stile narrativo.Nulla ci viene risparmiato in crudezza,ma personalmente trovo che ciò ci venga ripagato in onestà.
C’è vita dentro queste parole.Una vita misera,difficile.Perchè capita.Perchè cosi funziona.
Perché a volte oltre i torti che ci vengono dagli altri ci sono quelli che noi stessi ci infliggiamo.
C’è malattia,disagio psicologico,mancanza d’amore,disistima personale,autodistruzione.
Ma attenzione non è il resoconto di un disastro,l’autrice non ci “marcia”sopra:semplicemente per raccontare come si esce dall’inferno bisogna prima spiegare cos’è.

Alle ultime righe ho sorriso e avrei voluto esultare come un campione di boxe dopo la vittoria.
Perché se siamo bravi ,tenaci e forti la nostra rivincita sulla vita ce la prendiamo.
Eccome se ce la prendiamo.E ha un gusto esaltante.

Io ho trovato una nuova scrittrice folle da amare.
A voi la scelta di conoscerla o meno.

giovedì 19 dicembre 2013

Grande amore di Ann Brashares












TitoloGrande amore

Autrice: Ann Brashares

Pagine: 300

Edizione del 2011 a cura di Newton Compton

Consigliato:Nemmeno sotto minaccia!







Descrizione

Daniel ha attraversato gli oceani del tempo per trovare Sophia. La "memoria", la capacità di ricordare la sua vita passata, è per lui un dono ma anche una maledizione. Ora Sophia è Lucy, una studentessa liceale, e non crede a una sola parola di ciò che le dice Daniel: le sembra impossibile che nelle loro precedenti vite si siano amati e poi siano stati separati da una crudele forza misteriosa. Ma Daniel sa che loro due sono stati insieme: in Asia Minore nel 552, nell'Inghilterra del 1918, e poi in Virginia nel 1972. Brevi, fugaci attimi di passione che la morte ha sempre brutalmente spezzato. Anche oggi le loro anime si stanno cercando, e ancora una volta quella misteriosa forza è pronta a separarli. Un'avventura romantica che si snoda attraverso i secoli per abbracciare non una ma tante vite, inseguendo l'unico, vero, grande amore.





VEDI DI NON REINCARNARTI MAI PIÙ!

Sono a letto con la febbre da tre giorni e si sa in queste condizioni non è che la mente sia lucidissima,per cui avevo bisogno di un libro “facile”.
Recupero Grande amore che avevo da mesi,ma (saggiamente) non avevo mai letto.
Mi trovo alle prese con un romanzo sulla reincarnazione.
Daniel,il protagonista maschile ha un dono:ricorda tutte le sue vite precedenti.In alcune di queste ha incontrato la stessa donna,ma per un motivo o per l’altro non è mai riuscito a vivere felicemente con lei.

(E vedi tu!La prima volta che l’hai incontrata l’hai uccisa!Mio caro Daniel oltre a blaterare di reincarnazione hai mai sentito parlare di Karma?)

Comunque,finalmente nel 2006 la ritrova nuovamente.Tra flashback nelle precedenti vite,maghe e ipnotisti,il cattivo di turno e di contraltare il saggio di turno,capitoli narrati da lei e capitoli narrati da lui ho finito la mia lettura.
In primis un mea culpa:non sapevo fosse una trilogia e sono rimasta come una scema quando l’ho capito.
Inutile aggiungere che il secondo libro mai mi avrà:il 90%delle pagine è assolutamente inutile ai fini della storia,il linguaggio che vorrebbe essere romantico è smielato e inidoneo persino a una ragazzina di 13 anni,i pochi personaggi non godono di alcun tipo di caratterizzazione,idem per i luoghi.Non parliamo poi del tema del grande amore che si insegue nei secoli dei secoli (Amen!) che è trito e ritrito.

Ora devo solo decidere che fine far fare alle pagine per non sprecare tanta carta:
Ipotesi a)Le uso per lavare i vetri.
ipotesi b)Bagnate e appallottolate le metto nelle scarpe che mi vanno strette.
Ipotesi c)Ci incarto piatti e bicchieri per il mio prossimo trasloco.
Ipotesi d)Coriandoli per carnevale.
Daniel,fai una cosa buona….muori e vedi di non rinascere più!

mercoledì 18 dicembre 2013

L'abito di piume di Banana Yoshimoto











Titolo: L'abito di piume

Autrice: Banana Yoshimoto

Pagine: 132

Edizione del 2008 a cura di Feltrinelli 






Descrizione:

Il titolo originale del romanzo "Hagoromo" (letteralmente: abito di piume) indica un particolare tipo di kimono leggerissimo con dei lunghi nastri indossato dalle tennyo, sorta di donne-angelo, che serviva per volare tra il mondo terreno e l'aldilà. Il ritorno di Hotaru, la protagonista di questo struggente romanzo, nel paese natale rappresenta il suo hagoromo, un vestito che le permette di librarsi in volo alleggerita dal dolore per la perdita della persona amata.






“Qualunque fosse stata la strada che avessi tentato di
percorrere, la fine della storia sarebbe stata la stessa: il mio compagno aveva scelto di stare con la moglie e non con me.”
E’ questo a riportare Hotaru a casa:l’abbandono del suo uomo,che suo, in fondo, non lo è mai stato.
Decide allora di rifugiarsi nei suoi luoghi di infanzia che sono utero materno,intrisi di ricordi che affiorano lentamente,pieni del proprio vissuto da cui forse si è anche inconsapevolmente fuggiti.

Si ritrova nuovamente dove le sembra di aver sempre dovuto essere:
al fianco della nonna,nel suo bar che somiglia a una serra tanto è pieno di orchidee;
al fianco di una donna che doveva diventarle sorella ma le sarà amica per sempre;
al fianco di un uomo con cui da bambina ha pattinato sul ghiaccio senza guanti e che le ha salvato la vita.

Banana Yoshimoto ci regala un racconto con venature oniriche ma al contempo pervaso da stati d’animo di grande verità e durezza.
Un racconto sull’elaborazione:del lutto,dell’abbandono,del ricordo,della fine di un amore.
Ogni dolore necessita di tempo.
Il tempo ci consente di raggiungere lentamente l’oblio.
Il tempo ci consente,nella sua apparente immobilità,di recuperare le forze per ricominciare.
Si è vero,questo libro è denso di umana sofferenza ,ma sopra ogni altra cosa è l’emblema di una rinascita
Perché solo se quel tempo sapremo sfruttarlo correttamente potremo crearci una nuova possibilità,una seconda esistenza in cui riuscire finalmente a far incastrare ogni pezzo della nostra vita senza doverlo spingere forzatamente.

La bravura con cui riesce in maniera naturale a raccontare tante storie nella storia,la scrittura con guizzi poetici e sognatori,la delicatezza con cui narra i dolori più profondi dell’anima, mi hanno emozionata,addolorata e nello stesso tempo riempita di speranza.

Splendide pagine da leggere non solo con gli occhi.
Lo consiglio fortemente.

lunedì 16 dicembre 2013

Nessuno sa si noi














TitoloNessuno Sa Di Noi

Autrice: Simona Sparaco

Pagine: 256

Pubblicato nel 2013 da Giunti Editore



Descrizione: 

Quando Luce e Pietro si recano in ambulatorio per fare una delle ultime ecografie prima del parto, sono al settimo cielo. Pietro indossa persino il maglione portafortuna, quello tutto sfilacciato a scacchi verdi e blu delle grandi occasioni. Ci sono voluti anni per arrivare fin qui, anni di calcoli esasperanti con calendario alla mano, di "sesso a comando", di attese col cuore in gola smentite in un minuto. Non appena sul monitor appare il piccolo Lorenzo, però, il sorriso della ginecologa si spegne di colpo. Lorenzo è troppo "corto". Ha qualcosa che non va. "Nessuno sa di noi" è la storia di un mondo che si lacera come carta velina. E di una donna di fronte alla responsabilità di una scelta enorme. Qual è la cosa giusta quando tutte le strade portano a un vicolo cieco? Che cosa può l'amore? E quante sono le storie di luce e buio vissute dalle persone che ci passano accanto? Come le ricorderanno le lettrici della sua rubrica e le numerose donne che incontra sul web, Luce non è sola.





SCELTE IMPOSSIBILI.

"L'aborto terapeutico è l’interruzione volontaria della gravidanza (IVG) provocata da determinati trattamenti medici al fine di preservare la salute della madre o di evitare lo sviluppo di un feto segnato da malformazioni o gravi patologie."

Definizioni.Quanto contano le definizioni in questo caso?Niente,nulla.

E quanto conta invece quella piccola parola:VOLONTARIO?

Chi ti dice che sia volontario?Chi ti dice che interrompere la vita di mio figlio sia quello che voglio?Chi ti dice che non mi laceri il cuore?Che io quel figlio lo vorrei sopra ogni altra cosa al mondo,ma non posso,non riesco,non me la sento di dargli una vita segnata da gravi handicap?
Si certo.E’una scelta si potrebbe obiettare.

Ma lo è davvero?C’è davvero libertà in scelte del genere?

Simona Sparaco entra con tutta se stessa in un tema di difficilissima gestione.Nel paese della tuttologia,di una buona dose di qualunquismo,nel paese dove anche se sei ateo respiri cattolicesimo,nel paese in cui tutti sono sempre pronti non solo a giudicare,ma anche ad avere ragione,la Sparaco con l’onestà di una donna affronta e affonda mente e mani nell’argomento aborto.
Lo fa con stile,grazia,passione,animo.

Lo fa con dolore,sentimento,intelligenza.
Ci sono autori che scrivono,che raccontano storie,magari splendide ma sono storie.
Qui c’è inevitabilmente una storia,ma mille passi prima della scrittrice c’è la donna.
E se io incontrassi questa donna le stringerei fortemente la mano e le direi grazie.
Grazie per essere riuscita con questo libro a ricordarci che un figlio riguarda solo tre persone:la coppia che lo concepisce e la nuova vita che verrà o che non potrà venire.
Grazie perché avrebbe potuto scrivere un romanzo d’amore e invece ha scritto un romanzo sull’Amore.
Grazie perché l’aborto che sia esso spontaneo,volontario o un passo obbligato, ha tutto il diritto di restare una cosa intima,privata,ma ha anche tutto il diritto di essere considerato qualcosa di cui non vergognarsi.E parlare,scrivere,sdoganare quanto più possibile l’argomento resta il modo migliore per diminuire la vergogna.

Mi viene d’obbligo dirvi che non è un libro emotivamente facile….ma del resto,come potrebbe essere altrimenti?
Buona lettura a chi lo sceglierà.

sabato 14 dicembre 2013

Ragione e sentimento











TitoloRagione e sentimento

Autrice: Jane Austen

Pagine: 443

Edizione del 2007 di Mondadori

Consigliato: Assolutamente si




Descrizione:

Scritto nel 1795 con il titolo di "Elinor and Marianne", "Ragione e sentimento" viene pubblicato nel 1811. Come gli altri maggiori romanzi della Austen, descrive le vicende di un'anima ingenuamente romantica che, attraverso l'esperienza, giunge a comprendere infine la realtà dell'esistenza. Protagoniste sono le giovani sorelle Dashwood, Elinor e Marianne, che, alla morte del padre, sono costrette a fare i conti con le ristrettezze economiche nella loro nuova e modesta casa nel Devonshire. Qui conosceranno le pene e le gioie dell'amore e, imparando a conciliare la ragione con il sentimento, diventeranno donne. Attorno a questo processo di maturazione la Austen tesse una trama piena di grazia e ironia, in cui con la sua elegantissima prosa riesce ad analizzare e descrivere con straordinaria sottigliezza il contrasto e il dissidio tra istanze psicologiche e morali.





DEVOTA A JANE AUSTEN

In una sera estiva,su una di quelle bancarelle dove con pochi euro porti via una valigia di libri ho incontrato per la prima volta Jane Austen.
L'innamoramento verso questa autrice è stato immediato,è una storia d'amore che dura oramai da ben sedici anni.
Ho letto,riletto e stra-riletto ogni suo romanzo consumando e “sporcando”le pagine.
Ognuno di noi ha le sue storie preferite,quelle che ripeschi ogni tanto per rifugiarti in una certezza.
Per me questa certezza è nei volumi della Austen,perfetti per serate invernali in cui hai voglia di perderti in altri spazi e tempi.
Ragione e sentimento è il romanzo per eccellenza:Elinor Dashwood 19enne è la ragione,dignitosa e fiera ama Edward di un amore timido e osteggiato dalla di lui famiglia.
Marianne,sorella minore 17enne, è il sentimento.A lei toccherà incontrare Willoughby,attraente,scapestrato e profondamente imperfetto.
A fare da cornice un folto gruppo di personaggi:l’attenta madre signora Dashwood e la piccola sorellina Margaret,il debole e un po'arcigno fratellastro John,Sir Middelton e la sua lady,la signora Jennings,le sorelle Steele,la signora Ferrars e il saggio e timido colonnello Brandon.
Sfogli le pagine e ti ritrovi piena di trine e merletti pronta per partecipare al ballo,arrossisci facendo tuo un pudore che non appartiene ai nostri tempi,osservi stucchi dorati e camini rossi di un dolce fuoco,suoni al pianoforte musiche che non conosci,corri a perdifiato ridendo per colline che mai hai visto,leggi trepidante lettere che non ti appartengono,ti emozioni al semplice tocco di una mano,attendi proposte di matrimonio che tardano ad arrivare,assorbi il dolore di Marianne e rispetti il contegno di Elinor,scopri un mondo pieno di regole e di una formalità che quasi ti spazientisce.
Lo stile dell’autrice è elegante,raffinato,delicato,oserei soave. 
Ogni parola scorre nel punto esatto in cui deve.Le descrizioni ti trasportano sia quando testano la profondità dei personaggi,sia dove ti incantano nella descrizione dei luoghi.
Jane Austen ti porta davvero nell’Ottocento e io non riesco a smettere di adorarlo.

Donne che amano troppo









TitoloDonne che amano troppo

Autrice: Robin Norwood

Pagine: 272

Edizione del 2009 di Feltrinelli

Consigliato: Assolutamente si.







Descrizione:
Perché amare diviene "amare troppo", e quando questo accade? Perché le donne a volte pur riconoscendo il loro partner come inadeguato o non disponibile non riescono a liberarsene? Mentre sperano o desiderano che lui cambi, di fatto si coinvolgono sempre più profondamente in un meccanismo di assuefazione. "Donne che amano troppo" offre una casistica nella quale sono lucidamente individuate le ragioni per cui molte donne si innamorano dell'uomo sbagliato e spendono inutilmente le loro energie per cambiarlo. Con simpatia e competenza professionale Robin Norwood indica un possibile itinerario verso la consapevolezza di se stessi e verso l'equilibrio dei sentimenti.




L'INSICUREZZA DELLE DONNE

"Invece di una donna che ama qualcun altro tanto da soffrirne, voglio essere una donna che ama abbastanza se stessa da non voler più soffrire."

Quante volte abbiamo amato troppo?Quante volte pur essendo consapevoli che non ci lasciavamo dignità nei nostri gesti abbiamo continuato a ripeterli in maniera nevrotica?Quante volte sapevamo di darci a qualcuno che non ci voleva integralmente ma non siamo riuscite a smettere?
Robin Norwood qui ci spiega perché lo facciamo e lo fà definendoci donne che amano troppo: ma è un trucco linguistico. Perché l’amore quando è “sano”, reciproco, quando è strutturato senza patimenti non è mai “troppo”.Quello che è troppo è la nostra insicurezza,l’ossessione eccessiva verso qualcuno,la perdita della nostra dignità,l’accontentarsi di briciole che ci vengono concesse da un uomo, il prendersi quelle briciole come se noi non meritassimo tutta la torta, tutto il sogno, tutto l’amore.
L’autrice nel racconto si serve di esempi forti. Ci narra storie di figlie dell’alcoolismo, di violenza domestica,di co-dipendenza ,storie in cui l’esempio genitoriale ricade addosso rendendo impossibile uscire da quella trappola, dallo schema nevrotico nel quale si è cresciute. A una prima lettura si potrebbe pensare che noi veniamo da situazioni più semplici e che certi eccessi non ci riguardano.Ma procedendo nelle pagine (ripetitive in alcuni casi nella necessità di fissare un concetto)sappiamo che da li non si scappa e dobbiamo riconoscere che tutte noi, chi più chi meno, ha amato troppo in alcuni momenti della propria vita.
Uscire da questa vera e propria patologia è una possibilità tangibile, che non passa,come si potrebbe pensare, attraverso una rivisitazione del nostro agire verso il sesso opposto, ma passa (ed è molto più difficile)attraverso l’amore per noi stesse.
Ho riletto più volte nella vita questo libro (adesso “ho smesso” e ho regalato la mia copia:))e lo consiglio vivamente a chi ha voglia di imparare qualcosa in più su se stessa. Non è un inutile manuale di self-help, non è una psicoterapia senza interazione, è un libro. Un libro che semplicemente ci prende per mano e senza giudizi ci racconta una delle realtà più diffuse da sempre:la nostra incapacità di amarci, la nostra bravura nel farci un male cane.

Uno splendido disastro



TitoloUno splendido disastro

Autrice: Jamie Mc Guire

Pagine: 335

Pubblicato nel 2013 da Garzanti


Descrizione:
Camicetta immacolata,coda di cavallo,gonna al ginocchio.Abby Abernathy sembra la classica ragazza perbene,timida e studiosa.Ma in realtà Abby è una ragazza in fuga.In fuga dal suo passato,dalla sua famiglia,da un padre in cui ha smesso di credere.E ora che è arrivata alla Eastern University insieme alla sua migliore amica per il primo anno di università ha tutta l'intenzione di dimenticare la sua vecchia vita e ricominciare da capo.Travis Maddox di notte guida troppo veloce sulla sua moto,ha una ragazza diversa per ogni festa e attacca briga con molta facilità.C'è una definizione per quelli come lui:Travis è il ragazzo sbagliato per eccellenza.Abby lo capisce subito appena i suoi occhi incontrano quelli castani di lui e sente uno strano nodo allo stomaco:Travis rappresenta tutto ciò da cui ha solennemente giurato di stare lontana.Eppure Abby è assolutamente determinata a non farsi affascinare.Ma quando,a causa di una scommessa fatta per gioco,i due si ritrovano a dover convivere sotto lo stesso tetto per trenta giorni,Travis dimostra un'inaspettata mistura di dolcezza e passionalità.Solo lui è in grado di leggere fino in fondo all'anima tormentata di Abby e capire cosa si nasconde dietro i suoi silenzi e le sue improvvise malinconie.Solo lui è in grado di dare una casa al cuore sempre in fuga della ragazza.Ma Abby ha troppa paura di affidargli la chiave per il suo ultimo e più profondo segreto.





DISASTRO E BASTA.

Mentre leggevo questo romanzo un pensiero balenava nella mia mente:”E’più idiota questo libro o sono più idiota io che lo sto leggendo?”
Vagavo immersa in questo amletico dubbio di elevata caratura morale quando illuminante è arrivata la risposta:”Gli idioti veri sono i due protagonisti.”
Due imbecilli più grandi io nella mia vita mai li avevo trovati.
(Nella mia vita letteraria intendo,perché nella realtà ho incontrato anche di peggio….)
Eppure sono una lettrice avida e di scarse pretese che non disdegna cose alla Twilight (Bella ed Edward al confronto sono tipo Dario Fo e Franca Rame…),Harmony e quanto di più “basso” la letteratura proponga.

Ma bando alle ciancie sui miei gusti libreschi e veniamo ai motivi dell’idiozia dei giovani protagonisti.
Lui,Travis:è un genio a scuola,ha una famiglia che lo adora,padre saggio,fratelli divertenti,è forte,bello e muscoloso ma…ma sembra una femmina isterica a cui il ciclo non passa da dieci anni.
(Si, il riferimento al ciclo è tecnicamente offensivo,ma dato che viene da una donna,accettatelo come politicamente corretto.)
Quando non fa a botte con qualsiasi cosa gli capiti sotto mano (spazzolone del water compreso) lui piagnucola.
Si,piagnucola.
Il virile macho muore dalla paura che la fidanzatina lo lasci e non fa altro che ripetere: “Dimmi che mi ami,senza te non vivo,solo per te esisto e micio micio bau bau.”
Rivolgiamo allora la nostra attenzione alla fidanzatina che tanto lo inquieta:soprannominata Pigeon (ma perché???),è una verginella dal cardigan di cachemire,con madre alcolizzata,padre fetente e famoso giocatore di poker.
La dolce donzella,anche se non specificato all’interno del romanzo,deve certamente essere stata lobotomizzata alla tenera età di dieci anni.

Nessuna altra spiegazione reggerebbe infatti rispetto alla sua capacità di tollerare i piagnucolii di cui sopra e alla assoluta mancanza di carattere.
Ogni tanto molla Travis,che nel frattempo spacca qualcos’altro e piagnucola,(Bastaaaaaaaaaaaaa cretino!!!)salvo poi rendersi conto che il loro amore è unico (Ah davvero??)e tornare da lui.

Ora tutto questo lieto racconto non è nemmeno scritto particolarmente male (a parte un eccesso di dialoghi)è proprio la trama che è brutta.
No ma brutta,brutta,brutta!

Non brutta e basta!
Ed è anche stupida.
Come Travis,come Pigeon e come la sottoscritta che per insondabili motivi (avessero lobotomizzato anche me?)leggo queste storie.

Buona lettura…ma solo se non sceglierete sta fetecchia.
Si può dire fetecchia???

P.S.:La Mc Guire non ha resistito e ha pubblicato anche un secondo romanzo sugli stessi protagonisti.
Si intitola Il mio disastro sei tu.
Che Dio ce ne scampi!!

Non volare via



TitoloNon volare via

Autrice: Sara Rattaro

Pagine: 222

Pubblicato nel 2013 da Garzanti


Descrizione:
Matteo ama la pioggia. Gli piace sentirne il tocco leggero sulla pelle. Perché quello è l'unico momento in cui è uguale a tutti gli altri. Perché Matteo è nato sordo. Oggi è giorno di esercizi. La logopedista gli mostra un disegno con tre uccellini. Uno vola via. Quanti ne restano? La domanda è continua, insistita. Ma Matteo non risponde, la voce non esce, e nei suoi occhi profondi c'è un mondo fatto soltanto di silenzio. All'improvviso la voce, gutturale, esce: "Pecché vola via?". Un uccellino è volato via e Matteo l'ha capito prima di tutti. Prima della mamma, Sandra. Prima della sorella, Alice. È il padre a essere volato via, perché ha deciso di fuggire dalle sue responsabilità. All'inizio non era stato facile crescere il piccolo Matteo. Eppure tutti si erano fatti forza in nome di un comandamento inespresso: "Restare uniti grazie all'amore". Ma è stato proprio l'amore a travolgere Alberto, un amore perduto e sempre rimpianto. Uno di quei segreti del passato che ti sconvolge la vita quando meno te l'aspetti. E lo fa quando credi di essere al sicuro, perché sei adulto e sai che non ti può succedere. E che poi ti trascina nell'impeto di inseguire i tuoi sogni. Ma adesso Alberto ha una famiglia che ha bisogno di lui. Sandra, la donna che ha sacrificato tutto per il figlio. Alice, la figlia adolescente che sta diventando grande troppo in fretta. Ma soprattutto ha bisogno di lui Matteo, che vorrebbe gridare "Papà, non volare via."

"...E SE MORISSE?"

Per comprendere quanto ami qualcuno devi porti una domanda brutale”…e se morisse?”.
Ma mentre tu marito ingoi un caffè a volo e scappi a lavoro,mentre tu moglie hai giusto il tempo per passarti un po’di crema idratante sul viso e correre a fare gli esercizi di logopedia con tua figlio sordo,mentre tutti siamo investiti dai nostri improrogabili impegni….dove lo troviamo il tempo per ricordarci che stiamo ancora amando?
C’è il fitto da pagare,la cena da cucinare,l’appuntamento per l’igiene dentale,il cliente che non paga,l’auto da revisionare,i capelli da tagliare.
Ci sono milioni di cose da fare,a pensarci meno importanti…ma a pensarci.
E in tutto questo c’è il tempo che passa e guardiamo la persona di fianco a noi e quasi non ci ricordiamo perché l’abbiamo scelta.

Allora è un attimo che cadi,scivoli,sbagli,commetti errori.E’un attimo e tu ti sei dimenticato di amare.
Ma se,imperfetti come siamo,non abbiamo la possibilità di non sbagliare,di non farci trascinare dalla nostra vita,possiamo però fermarci a un certo punto e rimediare…
E’qui la differenza vera,la nostra capacità di darci da fare per farci perdonare.

Sapete,ero ansiosa di leggere questo terzo romanzo di una scrittrice che mi è entrata dentro,ma quando ho letto quella quarta con tanto di bambino sordo ho avuto paura.
Usare un handicap può essere un facile escamotage,specie per una autrice che inizia ad avere successo:retorica del dolore,lacrima facile,vendite assicurate.
Ma questo non è un romanzo su un handicap,certo se ne parla e anche con la giusta naturalezza,ma è un libro sull’amore,sulla comprensione,sulla accettazione,sulla durezza della vita,sulle piccole cose che rendono dei semplici consanguinei una vera Famiglia.
E’un romanzo sull’imperfezione dell’essere umano,sul porgere la mano e aiutare a rialzarsi proprio colui che ci ha fatto del male,anche quando vorremmo solo spingerlo nel fango.
E’un romanzo sui figli che crescono ma che se diventando grandi da un lato si allontanano,dall’altro sono finalmente in grado di vederci come esseri umani e non come quei falsi eroi chiamati Mamma e Papà.
E’un romanzo sulla nostra ricerca perenne di sentirci vivi,di avere stimoli nuovi,di anelare affannosamente a qualcosa che ci faccia provare una emozione.
E’un romanzo sul senso di responsabilità,sul dovere assoluto e inderogabile di prenderci cura di coloro che mettiamo al mondo anche se questo ci priva di un pezzo della nostra libertà.
E’ un romanzo su tutti noi e sulle nostre vite.

E magari domani che è lunedi mentre scapperemo a lavoro,mentre i clienti ci subisseranno di richieste,mentre il fax si incepperà,mentre di sera staremo leggendo il nostro libro per estraniarci qualche ora,fermiamoci e pensiamo:”…e se morisse?”.Ricordiamoci che stiamo amando,ancora.

E l'eco rispose




Titolo:E l'eco rispose

Autore: Khaled Hosseini

Pagine: 476

Pubblicato nel 2013 da Piemme




Descrizione del libro:


Sulla strada che dal piccolo villaggio di Shadbagh porta a Kabul, viaggiano un padre e due bambini. Sono a piedi e il loro unico mezzo di trasporto è un carretto rosso, su cui Sabur, il padre, ha caricato la figlia di tre anni, Pari. Sabur ha cercato in molti modi di rimandare a casa il figlio, Abdullah, senza riuscirci. Il legame tra i due fratelli è troppo forte perché il ragazzino si lasci scoraggiare. Ha deciso che li accompagnerà a Kabul e niente potrà fargli cambiare idea, anche perché c'è qualcosa che lo turba in quel viaggio, qualcosa di non detto e di vagamente minaccioso di cui non sa darsi ragione. Ciò che avviene al loro arrivo è una lacerazione che segnerà le loro vite per sempre. Attraverso generazioni e continenti, in un percorso che ci porta da Kabul a Parigi, da San Francisco all'isola greca di Tinos, Khaled Hosseini esplora con grande profondità i molti modi in cui le persone amano, si feriscono, si tradiscono e si sacrificano l'una per l'altra.




BUONA LA PRIMA,BUONA LA SECONDA,DA RIFARE LA TERZA

Sapete cosa mi sto domandando?
E’giusto esprimere la propria opinione su un romanzo paragonandolo alla precedente produzione letteraria dello stesso autore?
O ogni opera va valutata di per se?
Perché il criterio che si sceglie di adottare cambia completamente il giudizio.
Se penso a Il cacciatore di aquiloni e in particolare a Mille splendidi soli allora E l’eco rispose è un fallimento.
E’un libro sbagliato.
La trama è dispersiva,gli intrecci sono forzati,c’è un eccesso di personaggi nessuno dei quali è veramente approfondito,lo stile è freddo ,manca quel realismo con cui la condizione afghana ci veniva precedentemente raccontata,non si riesce ad empatizzare con nulla e nessuno.
Solo in poche righe si intravede “la luce”che ha segnato le altre opere di Hosseini,tutto il resto è anche gradevole ma monotono,senza alti picchi letterari.

Ma se invece io non avessi mai letto altri suoi scritti allora potrei dirvi che non è male.
Ecco mettiamo caso fosse un' opera prima ci vedrei del potenziale.
Perché le descrizioni riescono a farti immaginare i luoghi,perché c’è una fiaba iniziale che commuove,perché non ci lascia dimenticare la storia di Kabul,perché in alcuni momenti si avverte un senso di tenerezza per alcuni dei protagonisti.

Ma il punto è:si può slegare ciò che è stato da ciò che è?
No.Sono indissolubilmente intrecciati.
Quindi mi spiace ma a uno che ha scritto delle storie straordinarie io questo romanzo non riesco a perdonarglielo.
Hai sbagliato mio amato scrittore.Tu riprovaci sul serio che noi lettori un’altra possibilità te la diamo.Ma anche altre tre….


E le altre sere verrai?


Titolo:E le altre sere verrai?


Autore:Philippe Besson

Pagine:158

Pubblicato nel 2008 da Guanda



Cosa dice la quarta di copertina:
Una donna e un uomo in un bar di Cape Cod. Lei indossa un abito rosso e sorseggia un Martini. Lui pulisce con cura il bancone. Sono Louise, autrice teatrale, e Ben, barman del Phillies. Louise non rinuncia da anni al suo cocktail in quel locale un po' appartato dalla folla, Ben non si perde nessuna messa in scena delle pièce di lei. Ma è anche lo spettatore, discreto e intelligente, della vita e degli amori della donna. Conosce Norman, attore passionale e uomo sposato, e sa che è da lui che Louise sta attendendo una telefonata, un cenno. Ma quando si apre la porta e sulla soglia compare Stephen Townsend, ex di Louise, il Phillies si affolla dei ricordi di un grande amore finito. Ma è finito davvero?






“Dunque, da principio sorride.
È un sorriso discreto, quasi impercettibile, di quelli che talora si formano sul viso senza che lo si decida, che appaiono senza che lo si voglia, e non sembrano legati a niente di particolare, e non è detto che si possano spiegare.
Ecco: è un sorriso da niente, che potrebbe essere spia della felicità.”



Sorride Louise.
Appoggiata al bancone del bar,fasciata nel suo vestito rosso preferito,quello con cui si sente bella.Ancora.
E’fedele Louise.
Persino alle abitudini:ogni sera sorseggia rigorosamente Martini bianco.
La coppa da cocktail tra le dita,i pensieri che vagano nel passato e nel presente.
Qualche volta,solo qualche volta,con ansia nel futuro.
Attende Louise.
Volge lo sguardo verso la porta,fingendo normalità.
Ma è il suo amante a dover arrivare,Norman.Stasera lascerà la moglie.Per lei,solo per lei. 
E la porta tutto a un tratto si apre…

Ora dovreste fare un piccolo sforzo per me.
Osservate la copertina.E'un quadro di Edward Hopper, Nighthawks.
Molti di voi l'avranno sicuramente già visto altrove.
E’da qui che Besson prende ispirazione per creare questo incredibile racconto.

Un bar,quattro persone,una storia di rara bellezza.

Ammetto di essere stata colpita da questo libro come raramente mi accade,è stato amore dalla prima all’ultima parola.Perchè Besson ha l’incredibile capacità di raccontare il vero con una attenzione poetica alle sfumature.
Ti narra la realtà cospargendola di miele.Amore,tradimento,ripensamento,paura,solitudine,gioia,attesa…tutto è rivestito da un velo di dolcezza malinconica.
Ti porta altrove Besson.
Ti porta dove un grande scrittore dovrebbe condurti ogni volta che scegli di viaggiare con lui.

«Devo dedurre che non verrai, stasera, da Phillies?»
«No.»
«E le altre sere verrai?»

venerdì 13 dicembre 2013

Avevano spento anche la luna














Titolo:Avevano spento anche la luna

Autrice: Ruta Sepetys


Pagine: 298


Pubblicato nel 2011 da Garzanti Libri






Cosa dice la quarta di copertina:

Lina ha appena compiuto quindici anni quando scopre che basta una notte, una sola,per cambiare il corso di tutta una vita.Quando arrivano quegli uomini e la costringono ad abbandonare tutto.E a ricordarle chi è,chi era,le rimangono soltanto una camicia da notte,qualche disegno e la sua innocenza.È il 14 giugno del 1941 quando la polizia sovietica irrompe con violenza in casa sua, in Lituania.Lina,figlia del rettore dell'università,è sulla lista nera,insieme a molti altri scrittori,professori,dottori e alle loro famiglie.Sono colpevoli di un solo reato,quello di esistere.Verrà deportata.Insieme alla madre e al fratellino viene ammassata con centinaia di persone su un treno e inizia un viaggio senza ritorno tra le steppe russe.Settimane di fame e di sete.Fino all'arrivo in Siberia,in un campo di lavoro dove tutto è grigio,dove regna il buio,dove il freddo uccide,sussurrando.E dove non resta niente,se non la polvere della terra che i deportati sono costretti a scavare,giorno dopo giorno.Ma c'è qualcosa che non possono togliere a Lina.La sua dignità. La sua forza. La luce nei suoi occhi.E il suo coraggio.Quando non è costretta a lavorare,Lina disegna. Documenta tutto.Deve riuscire a far giungere i disegni al campo di prigionia del padre.È l'unico modo,se c'è,per salvarsi.Per gridare che sono ancora vivi.Lina si batte per la propria vita, decisa a non consegnare la sua paura alle guardie,giurando che,se riuscirà a sopravvivere,onererà per mezzo dell'arte e della scrittura la sua famiglia e le migliaia di famiglie sepolte in Siberia.Ispirato a una storia vera,Avevano spento anche la luna spezza il silenzio su uno dei più terribili genocidi della storia,le deportazioni dai paesi baltici nei gulag staliniani. 







"Non devi concedergli niente, Lina, nemmeno la tua paura."


Tre ore per leggere questo libro,non puoi chiuderlo e andare a berti un caffè.

Non puoi chiuderlo e mandare un sms.
Non puoi chiuderlo e mangiare un biscotto.
Il rispetto verso la storia ti impedisce di compiere le tue normali azioni quotidiane.
180 minuti di dolore profondo.

Nel 1940 è iniziata l'occupazione,lo sterminio,la deportazione dei cosiddetti antisovietici.

Inutile sottolineare che non erano antisovietici:erano donne,uomini,bambini,anziani,giovani.
Erano esseri umani che hanno subito la privazione di se stessi.
Non gli hanno tolto la libertà,non la dignità,non le comodità,non la vita:gli hanno tolto se stessi.
E'la giovane Lina a raccontarci questa storia.

E'lei a essere strappata alla sua vita con la fiera madre e il piccolo Jonas costretto a diventare uomo a undici anni.
Non avrebbe alcun senso indulgere sulla trama perchè non è una trama.

E'una delle più orribili pagine che la storia abbia mai scritto e tutti noi la conosciamo sia che siamo informati sull'Unione sovietica di Stalin,sia se conosciamo il terzo reich di Hitler.


«Quello che intendo dire è che abbiamo a che fare con
due demoni che vogliono governare entrambi l’inferno.»


Comunismo o fascismo...quanto conta?

Entrambi hanno creato lo stesso inferno.
Anche se sfogli le pagine stesa comodamente sul tuo letto,con la dispensa piena e la libertà di cui mai ti hanno privato non puoi non sentire il male dentro.
L'autrice non ha vissuto in prima persona tutto questo ma ti basta sapere che tutto ciò che viene raccontato è il riporto fedele delle testimonianze di chi l'orrore l'ha vissuto e grazie al miracolo del corpo e della mente è sopravvissuto.
Non parlerò di stile,non parlerò della bravura della Sepetys,non posso dirvi se è un bel libro.

Vi suggerisco solo di leggerlo e se lo farete non posso augurarvi una buona lettura.

"Questa testimonianza è stata scritta per tramandare una documentazione autentica,per parlare in un mondo in cui le nostre voci sono state soffocate. Può essere che i presenti scritti la sconvolgano o la facciano inorridire, ma non è questa la mia intenzione.La mia più grande speranza è che le pagine contenute in questo barattolo stimolino in lei la fonte più profonda della compassione umana.Spero che la inducano a fare qualcosa, a raccontare a qualcuno.Solo allora potremo essere sicuri che a questo genere di malvagità non sia più permesso di ripetersi."