giovedì 12 dicembre 2013

Il postino suona sempre due volte















Titolo: Il postino suona sempre due volte

Autore: James M.Cain

Pagine:122

Edizione del 1999 - Adelphi



Cosa dice la quarta di copertina:
Questa storia quasi intollerabilmente scarna di una passione devastante-che ha per teatro uno scalcinato distributore di benzina su una statale a pochi chilometri da San Francisco,per ostacolo un marito rozzo e brutale e per via di fuga nient'altro che la tenebra -ha stretto,e continua a stringere,con i suoi lettori lo stesso patto di sangue che lega i suoi protagonisti, portando spesso anche i primi (per girare "Ossessione" Luchino Visconti svendette i gioielli di famiglia) alla rovina.Il perché lo si capirà leggendoe fatalmente arrendendosi fin dal primo incontro,come Frank Chambers,a Cora,uno dei più temibili e vessatori fantasmi femminili che abbiano mai abitato le pagine di un romanzo: nelle parole dello stesso Cain,neppure una donna, ma "il desiderio fatto realtà".


MA 'STO POSTINO CHI È??
Lui,lei e l’altro.
Il triangolo no.Decisamente no.
Allora c’è solo una alternativa: lei,l’altro e il delitto (im)perfetto.
Facile a dirsi,giusto un po’meno a farsi.
Perché per il delitto non (im)perfetto servono astuzia,furbizia,spirito d’osservazione e intelligenza.
E sia lei che l’altro non è che sian messi benissimo sotto tali profili.
Ma a volte dove la natura indugia,la fortuna compensa.
Certo… poi c’è sempre la vita che torna a chiederti il conto.

Pubblicato nel lontano 1934 Il postino suona sempre due volte stupisce per il suo linguaggio moderno,rapidissimo,di certo avvincente.
M.Cain non perde tempo:nessuna descrizione di luoghi e ambienti,nessuna descrizione dei protagonisti,(fatta eccezione a rari accenni alla bellezza di lei,del resto senza bellezza non si cantano messe,né tanto meno si compiono delitti),nessun pregresso nelle storie dei personaggi,che tra l’altro si contano sulle dita di una mano.
Bastano i dialoghi a caratterizzare tutto.
Dialoghi che serrano il ritmo e consentono al lettore di entrare con immediatezza dove M.Cain ci vuole portare:dentro la mente degli esseri umani.
Pur essendo questo solo il secondo romanzo che leggo dell’autore (il primo è stato Mildred Pierce) la stessa sensazione mi si ripresenta: questi soggetti narrati non sono affatto delle belle persone.
Deboli,a tratti ridicoli,pretenziosi,con una autostima ben più elevata rispetto al loro reale valore,nascosti dietro passioni che funzionano solo nelle parole,ma che nei fatti miseramente falliscono.

Un po’misantropo questo autore?Legittima domanda,di certo troppo tardi per porgergliela.
Ma la sensazione,che infastidisce e fa venire voglia di essere ignorata,è che si sia semplicemente fermato a raccontarci la verità.
Scava dentro ognuno di noi e ci trovi un potenziale omicida.(Im)perfetto.

P.s.:Offro lauta ricompensa a chiunque mi spieghi perché diamine questo libro si intitola cosi!!

Il grande Gatsby









Titolo: Il grande Gatsby
Autore: Francis Scott Fitzgerald
Pagine: 175
Edizione del 2001 di Mondadori



Cosa dice la quarta di copertina:
L'essenzialità, la finezza descrittiva e la nitidezza del procedimento narrativo (la storia è raccontata attraverso il punto di vista di Nick, vicino e amico di Gatsby), la creazione sapiente di personaggi indimenticabili hanno fatto ormai di questo romanzo un punto fermo, un "classico moderno". Lo scenario è quello dei frenetici anni Venti, di cui Fitzgerald stesso e la moglie Zelda furono favolosi protagonisti tra New York, Parigi e la Costa Azzurra. Attraverso le sue feste brillanti e stravaganti, il lusso e la mondanità di cui si circonda, il "grande Gatsby", il misterioso, affascinante e inquieto protagonista, non mira tuttavia che a ritrovare l'amore di Daisy. Ma è possibile ricatturare il passato? Al di là della romantica suggestione, il sogno di Gatsby diventa emblema di un sogno di assolutezza, come l'originario "sogno americano" di un Mondo Nuovo, che, come ogni sogno di purezza astratta, la realtà frantuma e disperde.

Scappa Gatsby!
Quando hai smarrito la via Gatsby?
Quando hai iniziato a vederti solo riflesso negli occhi degli altri?
Quando hai trasformato un qualsiasi amore in una inutile e fatale ossessione?
Il mondo è un brutto posto Gatsby.Avresti dovuto capirlo prima.

Champagne,ville ,camice di seta,gangster e party.
Qualcuno ha davvero pensato che questo fosse un racconto sui ruggenti anni americani?
Innamoramento,la bella e indimenticabile Daisy.Da conquistare,riconquistare.
Qualcuno ha davvero pensato fosse una storia d’amore?

Per me (e preciso PER ME) è semplicemente il racconto di una delle più grandi solitudini che un autore ci abbia mai narrato.
Ho provato tristezza per un personaggio che ha avuto talmente poco dalla vita da vedersi costretto a inseguire per anni l’unico sogno romantico che abbia mai conosciuto.
Ho sentito freddo e pena per quest’uomo -bambino che mostra il suo tesoro appena conquistato e, senza proferire parola, attende ansioso che gli si dica quanto bravo è stato.
Magari con una bella pacca sulla spalla in aggiunta.
Ho avvertito compassione per l’ossessiva ricerca di amore,di approvazione,di amicizia.

Non mi aspettavo di ritrovarmi dopo la lettura con un gusto cosi amaro e persistente in bocca.
Nonostante lo stile di Fitzgerald non sia stato affatto di mio gradimento,mi è apparso sbavato,poco pulito a tratti confusionario,devo riconoscergli una penna potentissima:evocativa delle emozioni,perfetta nel lasciarci intuire le anime dei personaggi pur senza approfondirne i pensieri,ma soprattutto una penna che non va via.
Indelebile.
Io Gatsby proprio non riesco a dimenticarlo.
La tristezza per lui non vuole andare via.


P.s.:Va tutto bene Gatsby,sei stato un piccolo bravissimo ometto.
Adesso però và via.Fuggi da qui,ricomincia, riparti da te stesso.
Il mondo può essere tuo se smetti di guardare indietro.Voltati avanti e và,comincia a camminare.
P.p.s.:Sto libro m'ha preso proprio male!!!!

MrGwyn






























Titolo: Mr Gwyn

Autore:Alessandro Baricco

Pagine: 158

Pubblicato nel 2011 da Feltrinelli





Cosa dice la quarta di copertina:
Jasper Gwyn è uno scrittore. Vive a Londra e verosimilmente è un uomo che ama la vita. Tutt'a un tratto ha voglia di smettere. Forse di smettere di scrivere, ma la sua non è la crisi che affligge gli scrittori senza ispirazione. Jasper Gwyn sembra voler cambiare prospettiva, arrivare al nocciolo di una magia. Gli fa da spalla, da complice, da assistente una ragazza che raccoglie, con rabbiosa devozione, quello che progressivamente diventa il mistero di Mr Gwyn. Alessandro Baricco entra nelle simmetrie segrete di questo mistero con il passo sicuro e sciolto di chi sa e ama i sentieri che percorre. Muove due formidabili personaggi che a metà romanzo si passano il testimone, e se a Mr Gwyn tocca mischiare le carte del mistero, la ragazza ha il compito di ricomporne la sequenza per arrivare a una ardita e luminosa evidenza.



oDI ET AMO

Giacca in tweed con bavero alzato,pantaloni di velluto a coste,capelli ancora castani nonostante lo scorrere del tempo,il collo leggermente reclinato a difendersi dal vento.
Mr. Gwyn cammina per le strade di Londra,un solo pensiero in mente che lo rende incapace di guardare ciò che lo circonda:scrivere.
Non è un’ossessione la sua.

E’amore.
Amore per le parole,per la forma che congiungendosi possono assumere.
Scorrono nel suo sangue,se cerca di liberarsene il respiro si mozza,il tempo si ferma,lo spazio non viene più riconosciuto.
Non vuole più farlo Mr. Gwyn,non vuole più poggiare una penna sul foglio,ma non ci si può liberare da ciò che si ama.


Io odio Alessandro Baricco.
Con tutta me stessa.
Ho una strana e profonda avversione nei suoi confronti.
Mi infastidisce la sua vanità.
Lo immagino sempre teso a raggiungere l’effetto più della sostanza,nella perenne ricerca di ciò che funziona meglio e non di ciò che sente di raccontare.
Eppure non posso esimermi dal riconoscere che in questo breve romanzo siamo a livelli altissimi.
La penna è impeccabile:di tutto lo scritto avrei cambiato una sola parola.Una.
La trama è originale:dietro c’è una idea vera.
La costruzione è perfetta:c’è sublime tecnica oltre al talento.
Pungente ironia nei dialoghi,riflessioni argute e intelligenti di una mente che osserva davvero la realtà,struggente malinconia nei sentimenti sempre pudicamente accennati.
C’è un piccolo mondo qui dentro messo in piedi da un creatore eccelso.

Ma,come già avvenuto con Seta,nonostante durante la lettura vengo colta da un profondo senso di ammirazione,appena chiudo il libro provo un altrettanto profondo senso di fastidio.
Quando leggi devi essere presa di peso e trasportata in un altro luogo.
Con Baricco quando leggi pensi :”Cavolo se è bravo!”.
No,non funziona cosi.
La storia deve essere davanti al suo autore.

Baricco con la sua imponenza la oscura.
Ecco,per me questa è la vanità.
Continuerò a leggerlo.Continuerò ad odiarlo.